ARCIERI TURRIS MAIOR | Il nostro stile
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Il nostro stile

Il gruppo è costituito da numerosi atleti e vede la partecipazione di bambini, ragazzi ed adulti uniti da un’unica passione, ovvero, quella del tiro con l’arco. Si, certo, l’arco…..ma quale arco ? Gli archi utilizzati dal gruppo sono quelli della “scuola inglese”, così detti “longbow” per intenderci, quelli usati dai ribelli attorno all’anno mille. Tutto è visto in luce di quello che l’arco rappresentava nel medioevo, arma di difesa e, allo stesso tempo, di precisione per il fabbisogno giornaliero come quello di procurarsi il cibo. Lo stile di tiro è quello “istintivo”, ovvero senza l’ausilio di mirini, bilancieri ed altre peculiarità utilizzate per il tiro di precisione degli archi moderni.

L’arciere del gruppo Turris Maior impersona l’arciere dell’epoca ovvero quello che doveva difendersi dal nemico o attaccarlo, dall’alto di una torre o rupe o dal basso o dalla boscaglia. Questo si traduce in una varietà di angolazioni di tiro tanto che, ogni freccia scoccata dai nostri archi ha qualcosa di diverso dalle altre: il contesto in cui ciò avviene. Non c’è la “moderna immobilità” bensì la “massima dinamicità” , precisione e sincronismo il che, offre al pubblico, un effetto coreografico non indifferente. Bisogna tener presente che l’arco, in quanto più economico delle armi in ferro, era la “mitragliatrice” dell’epoca, una schiera di arcieri ben organizzati ed addestrati, poteva infliggere gravi danni al nemico, per esempio, “una freccia scoccata da un arco di 100-120 libbre, che colpiva un cavaliere in corsa, poteva tranquillamente disarcionarlo ferendolo gravemente”. Nella letteratura dell’epoca si parla di cavalieri letteralmente “inchiodati” sulla sella del proprio cavallo perché “colpiti alla coscia da una freccia che aveva trapassato loro le carni, la sella e ferito mortalmente il cavallo!”.

Le ferite divennero più lievi quando alle semplici maglie di ferro si sovrapposero le armature a piastra, più difficili da perforare.

Accanto agli arcieri, spesso si trovavano i “balestrieri”, ma la balestra pur essendo più precisa, facile nella mira e micidiale nel colpo, (considerata per questo dalla Chiesa un’arma demoniaca: ai crociati in Terra Santa venne infatti proibito severamente di cacciare con quest’arma! ) aveva dei tempi di caricamento almeno cinque volte superiori rispetto a quelli di un arco.

Tutte le nostre tecniche sono eseguite sotto comando del maestro di tiro, Sig., o Messere, come preferite, Pasquale Di Genova, proprio come se avessimo di fronte una moltitudine di uomini che avanza e si sa’, l’unione fa la forza.

Ai comandi

sagitta ogni arciere estrae dalla sua faretra una freccia e la incocca,

tendere”, tutti, con energia tendono il proprio arco

e, il fatidico

missum !!!  vengono liberati i dardi che, non singolarmente ma, come una nuvola impetuosa di saette, arrivano ad abbattere il bersaglio.

Proprio questo rendeva l’arco un’arma micidiale nel fronteggiare un esercito. Difatti i tipi di tiro che arcieri schierati in un esercito potevano compiere erano due: cecchinaggio e interdizione. Altro particolare è quello che l’ arco non era ben visto dalla nobiltà, specie da chi teneva in mano il destino del popolo, ma rimase un’ arma tipica popolare e per questo pericolosa: chi ha fame e si vede costretto a pagare tributi…..ad un certo punto potrebbe insorgere, ed ecco i famosi “ribelli” del 1200!

Era tuttavia usato dalla nobiltà come strumento di caccia, assieme ai falchi, cani, ecc.

Inoltre un nobile preferiva il combattimento corpo a corpo perché questo gli conferiva valore, gli dava la possibilità di ferire soltanto l ‘ avversario e farlo suo e questo significava anche riscatto, diritto di vita o di morte su di esso: una “vile” freccia invece poteva in breve tempo condurre a morte il nemico e quindi avrebbe significato la perdita di tali benefici.

La nostra attività è frutto di una costante e approfondita ricerca storica che riversiamo sui materiali che usiamo per le nostre frecce, i nostri bersagli e sugli abiti che indossiamo. Tutto il materiale in uso è costruito dai componenti dell’associazione e che rifacendosi a testi storici riproducono o costruiscono frecce, bersagli, sagome, stemmi e monili. Le frecce sono sapientemente realizzate in modo artigianale, si curano i minimi particolari come l’utilizzo di alette in piuma naturale tagliate a mano; le punte sono in ferro forgiato ed incollate a fuoco con pece; le aste in ramino, pino o ancor meglio di profumatissimo cedro.

Il tutto si svolge rigorosamente in abiti d’epoca i quali vengono realizzati a mano dai componenti del gruppo e ripropongono i modelli degli “arcieri inglesi”.